INTERVISTA A HICHAM OUCHIM
Presidente del Centro Polifunzionale Al Medina di Sassuolo
- Che cos’è il Ramadan e quale significato ha per i musulmani?
Secondo la tradizione islamica, Dio ha concesso agli uomini occasioni speciali per ottenere una ricompensa maggiore attraverso le opere e le buone azioni. Tra queste occasioni vi è il mese di Ramadan.
Il Ramadan è il nome del nono mese lunare del calendario Hijri, un calendario che prende come riferimento un evento fondamentale nella storia dell’Islam: la Hijra, ovvero la migrazione del Profeta Muhammad dalla Mecca a Medina.
Per i musulmani, il Ramadan è un mese sacro, unico e profondamente significativo. Durante questo periodo, i fedeli sono chiamati a osservare il digiuno, cioè astenersi dal mangiare, dal bere e dai rapporti coniugali dall’alba fino al tramonto.
Ma il Ramadan non è soltanto rinuncia: è soprattutto un tempo di riflessione, di preghiera e di raccoglimento spirituale. È un’occasione preziosa per rafforzare la propria fede e avvicinarsi a Dio, riscoprendo valori come la pazienza, la solidarietà e la compassione.
- Nell’Islam si dice che il digiuno senza giustizia perde valore: cosa significa concretamente?
Nell’Islam si afferma che il digiuno perde il suo valore se non è accompagnato dalla giustizia, perché il digiuno non è solo un atto fisico, ma soprattutto morale e spirituale: significa astenersi anche dall’ingiustizia, dalla menzogna, dall’oppressione e da ogni forma di comportamento che leda la dignità altrui.
L’Islam insegna che Dio non ha bisogno della fame dell’uomo, ma del suo impegno sincero per il bene, l’equità e la rettitudine: bisogna essere onesti, rispettare gli altri, mantenere le promesse, difendere chi è più debole e agire con responsabilità nella società. Detti del profeta Muhammad (pace su di lui):
«Chi non abbandona la menzogna e il comportamento ingiusto, Dio non ha bisogno che egli rinunci al suo cibo e alla sua bevanda.»
«Quando uno di voi digiuna, non commetta azioni riprovevoli e non usi parole offensive. E se qualcuno lo insulta o lo provoca, risponda: “Io sto digiunando”.»
- Quali sono i valori principali che il Ramadan invita a vivere nella vita quotidiana?
Il mese di Ramadan è un percorso di educazione spirituale che va ben oltre il semplice digiuno. Esso promuove valori fondamentali come:
– la carità, che si esprime nell’aiuto concreto ai bisognosi e nella condivisione con chi ha meno;
– la pazienza, coltivata attraverso il controllo dei desideri, delle parole e delle azioni;
– la gratitudine, che nasce dalla consapevolezza dei doni ricevuti ogni giorno;
– l’umiltà, che ricorda all’essere umano la propria fragilità e dipendenza da Dio;
– la compassione, che spinge a sentire più profondamente la sofferenza degli altri.
- Che messaggio di pace ci porta il Ramadan?
In un mondo spesso segnato da divisioni, violenza e conflitti, questo mese sacro invita a fermarsi, a guardarsi dentro, a riflettere sinceramente sulle proprie azioni e intenzioni. Attraverso il digiuno, il credente impara il controllo dei propri impulsi, della rabbia e dell’ego, ponendo le basi per una pace autentica che non è solo assenza di guerra, ma equilibrio del cuore.
Il Ramadan insegna anche la pace nelle relazioni. La fede si traduce in gesti concreti di bontà e in un impegno sincero a migliorare sé stessi e a purificare il proprio comportamento nei confronti degli altri, scegliendo il rispetto, la misericordia e il perdono.
Infine, il messaggio di pace del Ramadan è universale: invita a riconoscere l’altro non come un nemico, ma come un fratello o una sorella in umanità. In questo senso, il Ramadan diventa un ponte tra le persone e le culture, un richiamo alla convivenza, al dialogo e alla compassione.
- Il Ramadan può essere considerato un’occasione di pace anche rispetto alle altre religioni?
Certo. Il Ramadan può diventare un’occasione di dialogo e rispetto reciproco con persone di altre religioni perché trasmette valori universali che parlano a tutta l’umanità. Il digiuno, infatti, non è una pratica esclusiva dell’Islam, ma è conosciuta e praticata anche dai profeti e dalle tradizioni religiose precedenti come strumento di purificazione, di avvicinamento a Dio e di elevazione spirituale. Riconoscere questa radice comune aiuta a creare ponti tra le fedi, mostrando che, al di là delle differenze, esistono esperienze spirituali condivise.
In più, attraverso gesti di apertura come l’invito alla condivisione del pasto serale, il dialogo sincero e il rispetto delle diverse convinzioni, il Ramadan può promuovere la convivenza pacifica, il rispetto e la fratellanza tra persone di religioni diverse, ricordando che la spiritualità autentica conduce sempre alla comprensione e alla pace.
- Quest’anno il Ramadan coincide con la Quaresima: in un mondo spesso diviso, cosa può comunicare il fatto che due religioni vivono contemporaneamente un tempo di raccoglimento e purificazione?
In un mondo spesso segnato da divisioni, tensioni e conflitti, questa contemporaneità comunica un messaggio potente: religioni diverse possono vivere, nello stesso tempo, un cammino di raccoglimento, di purificazione interiore e di ritorno all’essenziale.
Sia il Ramadan che la Quaresima invitano alla rinuncia, alla riflessione e alla preghiera, ponendo al centro valori comuni come la moderazione, la carità, il perdono e l’attenzione verso gli altri. Questa coincidenza ricorda che, pur nelle differenze di fede e di pratica, le religioni condividono l’obiettivo di educare l’essere umano alla pace, alla responsabilità e alla cura del prossimo.
- Le differenze religiose vengono spesso percepite come un problema: pensa possano invece essere una ricchezza?
Il Corano insegna che le differenze tra gli esseri umani e nella creazione non sono casuali, ma segni di Dio che invitano alla riflessione e alla conoscenza. Allah dice:
«Tra i Suoi segni c’è la creazione dei cieli e della terra e la diversità delle vostre lingue e dei vostri colori. In ciò vi sono segni per coloro che sanno.» (Sūrat ar‑Rūm 30:22)
Questo versetto ci mostra che le differenze nelle lingue, nei colori e nelle culture non sono motivo di divisione, ma segni della saggezza divina e opportunità per conoscersi, imparare gli uni dagli altri e riconoscere la bellezza della creazione. Allo stesso modo, il Corano ricorda:
«O uomini! In verità vi abbiamo creati da un maschio e una femmina e vi abbiamo fatti popoli e tribù, affinché vi conosciate a vicenda. In verità, il più nobile di voi presso Dio è il più timorato.» (Sūrat al‑Ḥ ujurāt 49:13)
Questo versetto sottolinea che la diversità tra popoli e tribù è voluta da Dio per favorire la conoscenza reciproca, non la separazione, e che il vero valore di ciascuno davanti a Dio non dipende dall’origine, dal colore della pelle o dalla cultura, ma dalla coscienza e dalla pietà.
- Che augurio sente di fare, non solo ai musulmani o ai cristiani, ma a tutta la società?
Vorrei che questi periodi sacri – il Ramadan per i musulmani e la Quaresima per i cristiani – ispirassero pace, comprensione, rispetto reciproco e giustizia nelle relazioni quotidiane.
Auguro quindi una società in cui la diversità sia percepita non come un ostacolo, ma come una ricchezza; in cui le differenze culturali, linguistiche e religiose diventino ponti di dialogo e non muri di separazione.
Spero anche che la pazienza, la gratitudine, l’umiltà e la compassione coltivate durante questi periodi diventino abitudini quotidiane, non eccezioni.